Testa e dita
Blaise Pascal diceva che "il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce". E chiunque pratichi lo studio di uno strumento sa bene quanto questo sia vero, e quanta sia la distanza che passa tra le nostre cognizioni e la nostra pratica, tra ciò che pensiamo e ciò che produciamo, tra il sapere nella nostra testa e quello nelle nostre dita. Se questo fatto vale per la pratica musicale in genere, si rivela tragicamente vero per la sua parte più astratta e concettuale, ovvero l'armonia.
Una strada aperta
Chiunque abbia alle spalle qualche anno (nel mio caso molti anni) di studio jazz di uno strumento avrà certamente incontrato, sulla sua strada verso l'improvvisazione, libri e metodi più o meno famosi. Chi non conosce i ben noti Aebersold e Niehaus, o i "terribili" 4 (ho detto quattro) volumi del Viola. E infine, la bestia nera, ovvero quel "famigerato" Pattern for jazz capace di sfiancare anche il più motivato degli studenti.
Chiunque abbia alle spalle questa esperienza formativa sa bene che cosa aspettarsi da un libro di armonia jazz. E il libro di Angelo Schiavi, edito da Carisch e dal promettente quanto inquietante titolo "Harmonic daily training" potrà forse, a prima vista, apparire come un ulteriore contributo sulla strada aperta dagli autorevoli precursori d'oltreoceano.
L'armonia che nasce "dal basso"
Beh, questi colleghi rimarranno forse sorpresi accostandosi all'impostazione pratico - teorica che incontriamo all'interno del volume e che, fin dalle prime pagine, lascia intravedere qualcosa che ci "suona strano", che ci spiazza e che facciamo fatica a riconoscere.
Dove sono i concetti e i principi - base? In base a quali regole dovremmo eseguire giornalmente questi esercizi? Insomma dov'è finita la teoria?
In realtà la teoria esiste, eccome: ma la vera differenza, (e la grande novità) del metodo proposto risiede nel ruolo che le viene assegnato nell'economia del processo di apprendimento. Un valore pari a zero. La grande scommessa del libro è proprio questa: riuscire a ricostruire le principali nozioni armoniche necessarie ad improvvisare a partire dalla concreta esperienza del materiale sonoro e delle sue combinazioni, arricchendolo secondo una logica che rispecchia la concreta pratica di composizione jazzistica. Niente voli pindarici, nessun bizantinismo teorico, ma solo la concreta "corporeità" della pratica armonica.
Il libro di Angelo ha quindi due pregi fondamentali, che lo rendono forse unico nel panorama editoriale e didattico del nostro paese. In primo luogo una grande sensibilità ai concreti problemi pratici che si incontrano nello studio dell'armonia e del'’improvvisazione: una sensibilità affinata in anni di insegnamento e che ha permesso all'autore di calibrare attentamente il "peso" dei diversi argomenti.
In secondo luogo una approccio totalmente orientato alla pratica, un metodo che parte dal come piuttosto che dal perché, e che ritrova questo perché solo alla fine del percorso.
Armonia o culinaria?
Il realtà il libro di Angelo, alimentato ed arricchito da tanti anni di insegnamento in corsi e seminari è forse proprio il contrario di un classico libro di armonia. E', forse, più vicino ad un buon libro di cucina: ci dà degli ingredienti, ci insegna ad amalgamarli e la lascia a noi il compito di fare pratica, pratica e ancora pratica. Non parla alla nostra testa, ma alle nostre dita...
E non perde tempo a descriverci i singoli sapori. D'altronde, a che cosa ci servirebbe?
Giacomo Mason
Harmonic Daily Training